martedì 4 ottobre 2016

Se la moglie cambia serratura di casa: reato senza sanzioni

Cambiare la serratura di casa per impedire al coniuge – anche se in via di separazione – di entrare dentro l’appartamento è reato? Se lo si chiede a qualsiasi avvocato ti dirà di sì e ti sconsiglierà certamente dal farlo. Questo perché le conseguenze potrebbero essere sia penali (il reato contestato è quello di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”), sia quelle di un processo civile per spoglio dal possesso. Così, ad esempio, la moglie che, avendo avviato le carte per la separazione giudiziale dal marito, decide di non farlo più entrare in casa, confidando magari nel fatto che il giudice gliela assegnerà certamente, dovrebbe essere condannata da qualsiasi giudice per quest’atto di autotutela. “Dovrebbe”: usiamo appunto il condizionale dopo la sentenza della Cassazione di qualche giorno fa (Cass. sent. n. 39458 del 22.09.2016) la punizione non è più certa.
Secondo, infatti, la Suprema Corte, il comportamento di chi cambia la serratura della porta della casa coniugale è, comunque, di lieve gravità (è un “fatto tenue”, per usare una terminologia legale) e, pertanto, può rientrare in quei casi in cui la legge penale consente il perdono. Dunque, in ipotesi del genere, pur restando la fedina penale macchiata, non c’è alcuna sanzione.
Ben inteso: il marito avrà ugualmente la possibilità di agire in via civile per far sì che il giudice ordini alla moglie di consegnare un nuovo mazzo di chiavi al coniuge spossessato. Ma, in questo caso, il penale non c’entra più.
 
È certamente la sentenza della settimana e può essere così sintetizzata: non è punibile il reato posto dalla moglie che cambia la serratura di casa, per non far entrare il marito, nonostante quest’ultimo sia il legittimo proprietario dell’appartamento.
La vicenda riguarda il processo penale intentato contro una moglie che, in vista di una separazione particolarmente conflittuale, si era cautelata facendo sostituire la chiave dell’appartamento per evitare visite sgradite del marito. La donna si era difesa affermando di aver agito per tutelare la propria incolumità perché il coniuge era «affetto da serie patologie psichiche». Ma, secondo i giudici, il comportamento non è giustificabile; resta pertanto – almeno sulla carta – il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Reato, tuttavia, di lieve entità e che, pertanto, non impone l’applicazione della sanzione. Insomma, niente multe, niente carcere e niente conseguenze penali per la donna che ha “sfrattato” il marito ancora non divenuto “ex”.

Per tornare al caso di specie, però, la donna non aveva dato prova di un vero e proprio pericolo incombente per la propria incolumità: fatto che lascia intendere che, laddove tale dimostrazione sia adeguatamente fornita, non scatta neanche il reato per esercizio della legittima difesa. La quale richiede l’esistenza del rischio attuale di un’offesa ingiusta, mentre va esclusa nel caso di un pericolo solo presunto, immaginario o futuro.

lunedì 12 settembre 2016

Canone Rai: dal 15 settembre si può chiedere il rimborso

A partire dal 15 settembre i contribuenti che hannoricevuto l’addebito del canone Rai sulla bolletta ma chenon erano tenuti a pagare potranno chiedere ilrimborso della somma all’Agenzia delle Entrate. Per ottenere il rimborso sarà sufficiente compilare l’apposito modello messo a disposizione sul sito internet dell’Agenzia.

Scarica a questo link il modello per il rimborso messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Il pagamento del canone Rai per il 2016

Si ricorda, innanzitutto, che la Legge di Stabilità 2016 ha fissato a 100 euro complessivi l’importoannuale del canone per l’uso privato della televisione, e ha introdotto una nuova modalità di pagamento mediante addebito sulle fatture dell’energia elettrica. È infatti presupposta la detenzione di unapparecchio televisivo per ogni soggetto nella cui residenza anagrafica esista un’utenza per lafornitura di energia elettrica. Il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, da gennaio aottobre di ogni anno. Solo per il 2016, il primo addebito del canone è stato effettuato a partire dalla prima fattura successiva al 1° luglio 2016: in questa circostanza, dunque, il cittadino è stato tenuto a versare 70 euro.
I contribuenti che, invece, hanno presentato l’autocertificazione entro il 16 maggio 2016 sono stati teoricamente esonerati dal pagamento del canone Rai per tutto l’anno. In molti casi, tuttavia, le autodichiarazioni pervenute a ridosso del 30 giugno non hanno fatto in tempo a essere registrate e di conseguenza i contribuenti hanno comunque ricevuto un addebito di 70 euro.
La richiesta di rimborso
I contribuenti ai quali l’Agenzia delle Entrate ha addebitato per errore il pagamento del canone Rai, e che sono stati costretti a saldare l’addebito in prima istanza, per riottenere la somma spesa dovranno quindi compilare il modello e inviarlo all’Agenzia. Il modello è diviso in tre parti principali: una prima relativa ai dati del dichiarante, una seconda che concerne più direttamente la richiesta di rimborso e una terza nel quale bisogna indicare la motivazione specifica della richiesta.
Nella sezione "Dati generali" devono essere forniti cognome, nome, data e luogo di nascita,codice fiscale e indirizzo mail del richiedente. La richiesta

martedì 30 agosto 2016

Cambio delle serrature della casa coniugale

Si possono cambiare le serrature della casa coniugale se il coniuge non se ne va?

Se il giudice non si è ancora pronunciato sulla separazione e, dunque, non ha ancora assegnato all’uno o all’altro coniuge la casa coniugale, il coniuge non ha alcun diritto al cambio della serratura di ingresso dell’abitazione familiare anche ove la casa sia di proprietà esclusiva dello stesso e i coniugi siano in regime di separazione dei beni.
Il cambio della serratura non è neppure ammesso nel caso in cui l’altro coniuge abbia abbandonato il tetto coniugale. Infatti, finché non interviene l’ordinanza presidenziale che, autorizzando i coniugi a vivere separati, attribuisce ad uno o all’altro la casa, la stessa deve rimanere nella disponibilità e nel godimento di entrambi. Solo con la separazione il coniuge acquista un diritto personale di abitazione che ne legittima l’uso esclusivo.
Ove venisse comunque cambiata la serratura, il coniuge potrebbe agire mediante un’azione di spoglio per ottenere il reintegro della situazione precedente.
Diversamente si deve invece dire nel caso in cui sia già intervenuta l’ordinanza presidenziale che assegnando l’immobile ad uno dei coniugi lo legittima al cambio della serratura.

mercoledì 10 agosto 2016

chiusura ferie


L'Avv. Marco Valentinotti  osserverà la chiusura feriale 
                                 dal 13 al 28 agosto. 

Augura un sereno periodo di vacanze ai propri lettori.

venerdì 15 luglio 2016

 Strisce blu: se il parchimetro non ha il bancomat il parcheggio è gratis!

Dal 1° luglio scorso, i cittadini alle prese con i parcheggi sulle strisce blupossono sentirsi legittimati a sostare gratuitamente se il parchimetro non è adeguatamente attrezzato per i pagamenti tramite pos. Il tutto senza incorrere in alcuna sanzione per il mancato pagamento della sosta. A partire da tale data, infatti, è scattato l'obbligo imposto dalla legge di Stabilità 2016 per i comuni di adeguare i dispositivi di controllo della durata della sosta a pagamento per consentire i pagamenti con bancomat o carte di credito.
Il comma 901 della legge, con il fine di incentivare i pagamenti elettronici, prevede infatti che "dal 1° luglio 2016, le disposizioni di cui al comma 4 dell'art. 15 del d.l. n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221/2012, si applicano anche ai dispositivi di cui alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 7 del codice della strada", estendendo dunque ai dispositivi di controllo di durata della sosta, l'obbligo di "accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito".
Le conseguenze sono di facile intuizione: sia per gli automobilisti che in mancanza dei dispositivi attrezzati col bancomat potranno ritenersi autorizzati a parcheggiare gratis e senza il rischio di essere multati, sia per le "casse" dei (molti) comuni che non si sono ancora adeguati, salvo che non dimostrino, come prevede la novella apportata al dl 179/2012, dalla stessa legge di stabilità, di non aver potuto ottemperare all'obbligo per "oggettiva impossibilità tecnica".
Fonte: (www.StudioCataldi.it) 

mercoledì 8 giugno 2016

La cartella di pagamento di Equitalia scade dopo un anno

La legge [ Art. 50 co. 2 e 3 DPR n. 602/1973 ] impone ad Equitalia di iniziare l'esecuzione forzata (con la notifica dell'atto di pignoramento) non prima che siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, ma non oltre il termine di un anno dalla medesima notifica.

Se Equitalia rimane inerte e non consegna al debitore l'atto di pignoramento entro un anno dal ricevimento della cartella esattoriale, deve obbligatoriamente rinnovare l’invito a pagare le somme non riscosse con un ulteriore atto: non dovrà farlo con la notifica di una seconda cartella, bensì con un atto che viene chiamato intimazione di pagamento (anche detta intimazione ad adempiere).

Tale atto è una sorta di diffida, con cui si sollecita il moroso a corrispondere gli importi dovuti entro cinque giorni. Se, quindi, decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento, Equitalia non invia l’intimazione ad adempiere, non può neanche avviare il pignoramento; se lo fa ugualmente, esso è nullo.

martedì 31 maggio 2016

Auto difettosa, la riparazione in garanzia esclude la sostituzione

Con sentenza del 22 febbraio 2016, il Tribunale di Roma ha rigettato la domanda di un consumatore che aveva citato in giudizio la concessionaria e l'azienda automobilistica in ragione della circostanza che l'acquirente non può richiedere la sostituzione dell'autovettura difettosa, né tantomeno la risoluzione del contratto, se a seguito dell'intervento in garanzia le anomalie di funzionamento sono state superate.

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