venerdì 4 settembre 2015

Invalidità civile Diritto alle erogazioni da parte dell'Inps . Domanda di riconoscimento dell'invalidità

I requisiti, i benefici e le tabelle


Laddove la malattia invalidante rientri tra quelle riconosciute dalla legge (Vedi in proposito le Tabelle invalidità civile con le indicazioni dei punti di invalidità) il soggetto interessato può beneficiare innanzitutto dell'assegno mensile di assistenza.
Ma se la percentuale minima per ottenere il riconoscimento della qualifica di invalido civile è quella del 34%, il diritto all'assegno mensile si acquisisce solo se l'invalidità supera il 74%.
Più nel dettaglio, il beneficiario dell'assegno mensile deve avere un'età compresa tra i 18 e i 65 anni e tre mesi, essere privo di impiego e il suo reddito annuo personale non deve superare la somma di Euro 4.805,19. 
Tale provvidenza è incompatibile con altri redditi pensionistici.

Chi supera l'età di 65 anni e tre mesi, pur non avendo diritto all'assegno di invalidità civile, potrà comunque ottenere l'assegno sociale, mentre i minorenni potranno ottenere la cd. indennità mensile di frequenza se il reddito annuo personale non superi la somma di Euro 4.805,19.

Diverso dall'assegno mensile di assistenza è la pensione di inabilità. Essa spetta al soggetto al quale sia stata riconosciuta un'invalidità totale e permanente del 100%, che abbia un'età
compresa tra i 18 e i 65 anni e tre mesi di età e il cui reddito annuo personale non superi  la somma di Euro 16.532,10.

Per chi ha una invalidità del 100% è prevista, a determinate condizioni, anche l'indennità di accompagnamento.
Per l'indennità di accompagnamento non sussistono limiti reddituali o di età. Tuttavia, per poterne beneficiare, è necessario che l'invalidità totale e permanente del 100% sia accompaganta dall'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o dall'impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita con conseguente necessità di un'assistenza continua.
Non possono in ogni caso beneficiarne coloro che siano ricoverati gratuitamente in istituto o percepiscano un'analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

Le modalità di presentazione della domanda per il riconoscimento dell'invalidità civile


Le modalità per presentare la domanda per il riconoscimento dell'invalidità civile sono state recentemente revisionate dal decreto legge n. 78/2009, con l’intento di contrastare le frodi in materia.
L’intervento normativo ha, inoltre, rivisto le modalità di valutazione sanitaria e di concessione delle prestazioni e il ricorso in giudizio.
In sostanza, oggi le domande vanno presentate all’Inps esclusivamente in via telematica, anche avvalendosi dell’ausilio di un patronato o di un’associazione di categoria dei disabili, previa compilazione di un certificato medico digitale ad opera di un medico competente abilitato dall’Inps.
Più nel dettaglio, tale certificato, identificato da un numero generato dal sistema in automatico, potrà essere abbinato ad una domanda presentata entro massimo trenta giorni dal suo rilascio, pena l’impossibilità di utilizzo del numero identificativo impresso sulla ricevuta per l’inoltro telematico della domanda.
In essa andranno necessariamente indicati i dati anagrafici e di residenza del richiedente, completi di codice fiscale, il fatto che si tratta di domanda di invalidità, l’indicazione del primo riconoscimento/aggravamento, i dati anagraficidell’eventuale tutore, l’indicazione di domicilio provvisorio e l’indirizzo e-mail.
Contestualmente alla presentazione della domanda potrà essere già stabilita la data della visita di accertamento, modificabile una sola volta ed entro limiti di tempo predefiniti.



L’accertamento sanitario


Una volta presentata la domanda, il richiedente viene visitato dalla Commissione medica ASL incaricata, che oggi deve necessariamente essere integrata con la presenza di un medico Inps tra i membri effettivi.
Se ne ricorrono le condizioni, la visita può avvenire anche a domicilio.
Laddove l’istante non si presenti alla visita, viene riconvocato. 
Se, però, non si presenta neanche la seconda volta, l’assenza viene considerata a tutti gli effetti come una rinuncia alla domanda.
Se la Commissione accerta l’invalidità, al richiedente sono riconosciute le relative provvidenze economiche, la cui concessione è attribuita alle Regioni e affidata all’Inps, previi controlli amministrativi e reddituali effettuati dall’istituto, in ragione del fatto che l’assegno di invalidità spetta in misura proporzionale ai limiti di reddito.
Occorre specificare che gli accertamenti che si concludono a maggioranza (e non all’unanimità) vengono verificati con riesame degli atti o disposizione di una nuova visita.


Le verifiche ordinarie e straordinarie

L’Inps, in via ordinaria, effettua annualmente delle verifiche circa l’invalidità accertata nella misura compresa tra il 2% e il 5% dei verbali delle Commissioni mediche ASL, indipendentemente dalla circostanza che il loro esito sia stato positivo o negativo.
Talvolta, inoltre, sono state previste delle verifiche straordinarie circa la permanenza dello stato invalidante: nel 2010, ad esempio, in occasione dell’entrata in vigore del decreto legge n. 78/2009, sono state programmate 100.000 visite.


Trasparenza del processo amministrativo e sanitario

Al fine di garantire la massima trasparenza circa il processo amministrativo e sanitario, il cittadino e gli enti di patronato potranno in ogni momento consultarne le risultanze, collegandosi al sito dell’Inps ed accedendo ad un’apposita pagina personale tramite un pin rilasciato dall’Istituto.

Ricorsi avverso il mancato riconoscimento sanitario

Laddove l’invalidità civile non venga riconosciuta, è possibile ricorrere in giudizio entro 180 giorni dalla notifica del verbale sanitario.
Unico legittimato passivo è l’Inps e, laddove venga nominato dal giudice un CTU, il medico legale dell’istituto deve necessariamente assistere alle operazioni peritali.
A seguito della riforma del 2009, non è più possibile né presentare un ricorso amministrativo né utilizzare forme di contenimento del contenzioso di qualsiasi genere. 


Quanto spetta in concreto (Tabella)

Tipo di provvidenza
Importo 
Limite di reddito
Pensione ciechi civili assoluti
302,53
16.532,10
Pensione ciechi civili assoluti (se ricoverati)
279,75
16.532,10
Pensione ciechi civili parziali
279,75
16.532,10 
Pensione invalidi civili totali
279,75
16.532,10
Pensione sordi
279,75
16.532,10
Assegno mensile invalidi civili parziali
279,75
4.805,19
Indennità mensile frequenza minori
279,75
4.805,19 
Indennità accompagnamento ciechi civili assoluti
880,70
Nessun limite
Indennità accompagnamento invalidi civili totali
508,55
Nessun limite
Indennità comunicazione sordi
253,26
Nessun limite
Indennità speciale ciechi ventesimisti
203,15
Nessun limite
Lavoratori con drepanocitosi o talassemia major
502,39
Nessun limite

Lo sai che:
- Con una percentuale di invalidità del 33,33% si ha diritto ad alcune agevolazioni per l’acquisito di protesi ed altri strumenti medici.

    - con il 46% di invalidità si ha diritto alla iscrizione al collocamento obbligatorio nelle categorie protette (ma il diritto è riservato a chi ha un'età compresa tra 18 e 55 anni);
    -con una percentuale del 51% si ha diritto ai congedi per cure;
    - con una invalidità del 67% si puà avere l'esenzione dal ticket sanitario;
    - con una invalidità deò 74% si ha diritto all'assegno mensile (occorre avere un'età comtresa tra 18 e 65 anni); c
    - con il 100% di invalidità si ha diritto alla Pensione di inabilità
    - Le persone mutilate o invalide totali per i quali è accertata l’impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure che risultino incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita hanno diritto alla iindennità di accompagnamento (vedi nel sito dell'INPS: l'
    indennità di accompagnamento).
    - I minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età e coloro che si trovano nelle condizioni indicate in questa pagina dell'INPS (inps.it/...dir=10035) hanno diritto alla indennità mensile di frequenza

lunedì 24 agosto 2015

l’arte del non-combattere

Riportare cento vittorie in altrettante battaglie non significa avere grande abilità. Sottomettere il nemico senza combattere: questa è l’arte suprema.
– Sun Tsu

venerdì 21 agosto 2015

Ripresa attività il 20 agosto



Ripresa l'attività professionale. Studio operativo full time dal lunedi al venerdi dall 9.30 alle 19.30. Il sabato dalle 9.30 alle 12.30

mercoledì 3 giugno 2015

La liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico

La liquidazione del danno morale, da intendersi come turbamento dell'animo e sofferenza subita da un individuo per le lesioni fisiche riportate in un sinistro, è stata oggetto di una recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione la quale, con la sentenza n. 811/2015, ha definitivamente cristallizzato un principio innovativo secondo cui la liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico.
Se anche quest'ultimo, inteso come menomazione dell'integrità psico-fisica dell'individuo fosse lieve, ciò non significa che il danno morale non possa essere valutato ex sé ed essere rilevante, in quanto "la valutazione del danno morale, inteso come entità autonoma, deve essere effettuata caso per caso, senza che il pregiudizio biologico funga da riferimento assoluto e necessario".
Gli ermellini, chiamati a pronunciarsi sul caso di un motociclista deceduto a seguito di un incidente stradale, mentre era a bordo del suo ciclomotore, hanno accolto il ricorso depositato dai familiari del giovane avverso la compagnia assicurativa e cassato la sentenza impugnata della Corte di Appello di Napoli con la quale era stata drasticamente ridotta la somma liquidata dal Giudice di prime cure. 
La Cassazione ha confermato l'insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza di primo grado e la falsa applicazione dell'art. 2059 c.c. denunciate dai ricorrenti, nella parte in cui si determinava il quantum del danno morale subito dalla vittima in relazione al danno biologico. 
La Suprema Corte è pervenuta a questa distinzione ontologica tra le due voci di danno, e come tali suscettibili di differente valutazione in sede di liquidazione, partendo dall'ovvio presupposto che trattasi di due distinte situazioni soggettive: l'offesa alla dignità umana, garantita dagli artt. 2 e 3 della nostra Costituzione (danno morale) e la lesione del diritto alla salute tutelato dall'art. 32.
I primi e fondamentali cenni giurisprudenziali con cui si è poi definitivamente decretata l'autonoma risarcibilità del danno morale sono da rintracciare nelle storiche sentenze di San Martino dell'11 novembre del 2008 con cui, in un caso analogo, le Sezioni Unite avevano statuito che "il danno morale o catastrofale, derivante dalla consapevolezza dell'incombere della propria fine sia del tutto svincolato da quello propriamente biologico, e postuli una ben diversa valutazione sul piano equitativo, sub specie di una più corretta valutazione della intensissima sofferenza morale della vittima". 
Peraltro, vi sono diverse sentenze che confermano l'orientamento sopra descritto tra cui Cass. Civ. sez. III, sentenza 13 maggio 2009 n. 11059, Cass. Civ. sez III sentenza 10 marzo 2010 n. 5770. 
Alla luce di questi orientamenti la quantificazione del danno morale è rimessa alla discrezionalità del giudice, che "deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della concreta gravità del fatto, senza che possa quantificarsi il valore dell'integrità morale come una quota minore proporzionale al danno alla salute, dovendo dunque escludersi la adozione di meccanismi semplificativi di liquidazione di tipo automatico".

martedì 28 aprile 2015






Consiglio Nazionale Forense
PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
COMITATO PER LA TENUTA DELL'ALBO SPECIALE DEGLI AVVOCATI CASSAZIONISTI
AMMESSI AL PATROCINIO DINANZI ALLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE ED ALLE
ALTRE GIURISDIZIONI SUPERIORI


Nr. Iscr 73031 / 2015
Roma li 17/04/2015
OGGETTO: Iscrizione nell'Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti
Avv. MARCO VALENTINOTTI nato a ROMA (RM) il 27/07/1964
codice fiscale VLNMRC64L27H501V

Si comunica che con deliberazione di questo Comitato in data 17/04/2015 è stata disposta
l'iscrizione nell'Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla
Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori del professionista in oggetto.
per il Comitato

LA CONSIGLIERA SEGRETARIA

-.Avv. Rosa Capria 

-SI CERTIFICA:

sabato 11 aprile 2015

avvocati nel mirino: aggressioni, minacce e anche omicidi

Aggressioni, minacce e anche omicidi: avvocati nel mirino
Da Avvenire del 11.04,.2015
I loro eleganti studi professionali sono spesso frequentati da brutti ceffi. I criminali professionali sono buoni clienti: un boss che si rispetti deve avere un avvocato che si rispetti. Ma poi c’è una pletora di balordi, avventurieri, delinquenti sgarrupati, che per i legali sono un rischio non sempre calcolato.
Le aggressioni a danno dei legali sono all’ordine del giorno. Molti neanche denunciano, sperando di poter ricucire con il proprio assistito, oppure perché comprensivi davanti allo stress che un percorso processuale comporta. Finire nel tritacarne della giustizia non è una passeggiata per nessuno. C’è chi dal proprio legale si aspetta il miracolo. Giardiello era u- no di questi. Ma non il solo.
Evocare 'un clima contro i giudici' in riferimento alla strage del tribunale di Milano è 'fuorviante' e 'quantomeno inopportuno'. A affermarlo è l’Unione delle camere penali italiane, secondo 'l’omicida ha infatti espresso il suo sentimento di rabbia e vendetta nei confronti di chi riteneva ingiustificatamente responsabile delle sue disavventure, e ciò non ha nulla a che vedere con una asserita delegittimazione o con il discredito della magistratura'. Il rispetto, aggiungono, 'si deve a tutti i soggetti della giurisdizione, magistrati e avvocati, e nel caso a tutti coloro i quali sono stati uccisi o feriti, senza distinzione per il ruolo o la funzione esercitata'.
La storia giudiziaria recente è fatta anche di lutti. L’omicidio del penalista Enzo Fragalà, aggredito il 23 febbraio del 2010 a Palermo e morto dopo un’agonia di tre giorni, resta un mistero. Furono arrestati in tre, ma nessuno è stato ritenuto colpevole. Altre volte se non c’è scappato il morto è stato solo per caso. Il 14 ottobbre l’avvocatessa milanese Diana Ricceri è stata aggredita per la sceonda volta nel giro di sei mesi. Alla fine di marzo era stata addirittura presa a martellate da un cliente. Si è salvata per un soffio. Lo scorso 23 marzo, a Torre Annunziata, un avvocato della curatela fallimentare della Deiulemar è stato aggredito durante il procedimento per il crac multimilionario (13mila risparmiatori hanno investito oltre 720milioni di euro).
«Tutti coloro che contribuiscono alla formazione di una sentenza e della giustizia devono essere tutelati», ha detto ieri l’ex ministro della Giustizia, l’avvocato Paola Severino. «Purtroppo - ha aggiunto - episodi così richiamano alla necessità di non distrarsi mai».
Non sempre la categoria da il meglio di sé. Lo scorso 1 aprile due colleghi di Cosenza sono stati protagonisti una scazzottata finita tra pronto soccorso e questura. Uno è ancora in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Episodi che non fanno onore al sacrificio di legali come Giorgio Ambrosoli, assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività l’avvocato milanese stava indagando, rispondendo del suo incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, dello stesso Sindona. Esempi come quello di Serafino Famà, avvocato penalista catanese fattò ammazzare dalla mafia nel 1995. Il penalista convinse una sua assistita a non mentire durante un’udienza (come invece le avevano ordinato alcuni boss), facendo così saltare una versione dei fatti costruita a tavolino dai mafiosi. I giudici, nelle motivazioni della sentenza di colpevolezza a carico di una decina di 'uomini d’onore', scrivono: «L’omicidio in esame va individuato esclusivamente nel corretto esercizio dell’attività professionale espletata dall’avvocato Famà».

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