martedì 22 novembre 2022

Tabella Finanziaria 2023

 Nella tabella che segue vediamo  le misure approvate, (in attesa di ulteriori dettagli con la diffusione del testo)

MISUREipotesi destinataricosto/ risparmio  previsto
TAGLIO AL CUNEO FISCALE CONTRIBUTIVOtaglio tasse e contributi  al lavoro dipendente al 3%  per i redditi fino a 20 mila euro  
al 2% per i redditi fino a 35 mila, come oggi
Tutto i risparmio va nelle buste paga dei lavoratori resta al 2% per i redditi fino a 35mila euro annui). L'incremento  riguarda quindi solo i redditi fino a 20mila euro4,5 miliardi di euro 
RINNOVO BONUS SOCIALE BOLLETTErinnovo per il 1 trimestre  il 2023con ISEE fino a 15 mila euro invece che 12mila
TAGLIO ONERI  BOLLETTE proroga per il primo trimestre 2023 del taglio IVA su GAS e oneri
ridotto lo sconto sulle accise 
per tutti
RIDUZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA
  •  durata ridotta a 8 mesi di beneficio nel 2023
  • abolizione dal 2024

per i soggetti che sono in grado di lavorarerisparmio per circa 1500 milioni di euro 
TAGLIO IVA PRODOTTI DI PRIMA NECESSITA' riduzione IVA   su pannolini e assorbenti al 5% (era stato portato al 10 dal Governo Draghi)per tutti
AUMENTO IMPORTI ASSEGNO UNICO

 nel 2023  sarà maggiorato 

del 50% per il primo anno, e 

di un ulteriore 50% 


per le famiglie numeroseper le famiglie con 3 o piu figli  
BONUS TV E DECODERSi rinnova per il 2023 il bonus per rottamare vecchie tv e acquisto di decoder per famiglie con ISEE fino a 20mila euro
CONDONO FISCALEAnnullamento delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro dal 2015 .
Per quelle piu alte  emesse dal 2020 sanzione solo del 5%
per tutti
PENSIONI 
  • proroga per Opzione donna con modifiche
  • aumento pensioni minime a 570 euro
  • nuova Quota 103 (41 anni di contributi +62 di età)
  • proroga APE sociale




lunedì 5 settembre 2022

Distacco del contatore per mancato pagamento delle bollette di luce e gas: condizioni

 

Prima che avvenga il distacco del contatore per mancato pagamento delle bollette di luce e gas, il venditore deve, prima di tutto, mettere in mora l’utente. Per farlo, deve inviare una raccomandata o una Pec indicando almeno queste informazioni:

  • Il termine ultimo per il pagamento e la data presa a riferimento per calcolare questo termine;
  • l’ulteriore termine decorso il quale, se il debito non risulta pagato, verrà chiesto al distributore di sospendere la fornitura;
  • le modalità con cui l’utente deve comunicare l’avvenuto pagamento;
  • l’eventualità che, se le condizioni tecniche del contatore dell’energia elettrica lo consentono, prima della sospensione della fornitura la potenza verrà ridotta a un livello pari al 15% della potenza disponibile;
  • i casi in cui il cliente ha diritto a un indennizzo automatico se la fornitura viene sospesa senza il rispetto dei termini indicati;
  • se la costituzione in mora riguarda importi non pagati per consumi che risalgono a più di due anni, l’invito ad eccepire la prescrizione per questi importi e le modalità per farlo.

Se il debito non viene saldato entro il termine indicato nella comunicazione di messa in mora, il venditore chiederà al distributore il distacco del contatore non prima che siano trascorsi:

  • 3 giorni lavorativi dal termine ultimo per il pagamento;
  • 40 giorni solari dalla data in cui il cliente ha ricevuto la notifica della messa in mora.

Per quanto riguarda la fornitura dell’energia elettrica, se le condizioni tecniche del misuratore lo consentono, il termine di 40 giorni comprende un periodo di 15 giorni (dal 26esimo al 40esimo giorno) in cui la potenza viene ridotta al 15% di quella

Distacco del contatore: cosa fare in caso di mancato preavviso?

Come detto, l’Autorità che gestisce l’energia elettrica e il gas vieta di procedere al distacco del contatore senza preavviso. Se ciò dovesse succedere, bisogna innanzitutto pagare la bolletta per non restare, comunque, dalla parte del torto. Successivamente, l’utente avrà il diritto di ricevere un indennizzo automatico (di solito, nella bolletta successiva) nel caso in cui si sia verificato:

  • il mancato invio della costituzione in mora;
  • il mancato rispetto del termine ultimo di pagamento indicato nella raccomandata;
  • il mancato rispetto del termine massimo di 10 giorni tra la data di emissione della comunicazione e la data di effettivo invio.

Inoltre, se l’utente non ha ricevuto il sollecito di pagamento, dopo aver pagato la bolletta o chiesto la rateizzazione può chiedere anche il risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale che il distacco ha provocato

(Da  laleggepertutti.it)

mercoledì 1 giugno 2022

Pensione indiretta : quando il decesso colpisce un lavoratore non pensionato.

In caso di morte di un pensionato viene erogata ai familiari di quest'ultimo (e su loro richiesta) una prestazione economica detta pensione di reversibilità (che invece prende il nome di pensione indiretta quando il decesso colpisce un lavoratore non pensionato). L'importo della pensione di reversibilità viene stabilito in una percentuale della pensione a suo tempo goduta dal defunto.

Quando spetta la pensione indiretta?

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui il defunto, lavoratore assicurato presso l’Inps, avesse perfezionato:

  • almeno 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva;

  • in alternativa, 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva, di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

A chi spetta la pensione indiretta?

La pensione ai superstiti indiretta spetta:

  • al coniuge o alla parte dell’unione civile;

  • ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili al lavoro) e agli equiparati:

  • ai genitori over 65, che hanno diritto alla pensione solo se il coniuge o i figli mancano, o non rientrano tra gli aventi diritto, e che devono inoltre risultare a carico del dante causa deceduto; non devono poi essere titolari di pensione diretta o ai superstiti; chi è titolare di pensione in quanto superstite dell’altro coniuge non ha diritto alla pensione per il decesso del figlio;

  • ai fratelli celibi e sorelle nubili, che devono risultare viventi a carico ed inabili al lavoro al momento del decesso del pensionato; fratelli e sorelle hanno diritto alla pensione solo se mancano o non hanno diritto alla reversibilità (o alla pensione indiretta) il coniuge, i figli e i genitori.


La pensione indiretta spetta ai separati e ai divorziati?

Se il coniuge superstite si era separato dal dante causa, il diritto alla pensione sussiste a prescindere dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento o alimentare in capo al defunto

In caso di divorzio, per il diritto al trattamento a favore dell’ex coniuge superstite, l’inizio del rapporto assicurativo del lavoratore o del pensionato deve risultare in data anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Il coniuge divorziato superstite deve inoltre essere titolare dell’assegno divorzile in forza di una sentenza dal tribunale e non deve essersi risposato; nel caso in cui il dante causa avesse contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal tribunale

I figli studenti che lavorano hanno diritto alla pensione indiretta?

figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono un’attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito. Si considera tale un reddito annuo non superiore ad un importo pari al trattamento minimo annuo di pensione previsto dal Fondo Pensioni lavoratori dipendenti maggiorato del 30% (ossia 680,97 euro mensili per il 2022), da proporzionare al periodo di svolgimento dell’attività lavorativa.

Come si chiede la pensione indiretta?

La pensione indiretta può essere richiesta tramite patronato, oppure accedendo al sito dell’Inps con Spid, Cie o Cns, seguendo il percorso: “Prestazioni e Servizi / Domanda di Prestazioni pensionistiche: Pensione, Ricostituzione, Ratei maturati e non riscossi, Certificazione del diritto a pensi



Dopo aver compilato la prima pagina con i propri dati e quelli del coniuge, bisogna selezionare, con apposito menù a tendina:

  • gruppo: superstiti;

  • prodotto: pensione indiretta;

  • tipo: ordinario (oppure, in casi particolari, supplementare- se sussiste già una pensione principale, oppure privilegiato, o “di privilegio gestione pubblica”).




martedì 8 marzo 2022

Il green pass si può autocertificare

 Il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000) stabilisce che tutti i cittadini che entrano in contatto con le pubbliche amministrazioni e con gli esercenti di pubblici servizi (poste, banche, trasporti, etc.) possono sostituire i certificati amministrativi formali concernenti stati, qualità personali e fatti, con dichiarazioni sostitutive dei certificati medesimi, che hanno la stessa validità temporale dell'atto che vanno a sostituire.


Il certificato verde covid-19, ribattezzato dalla Legge 11/22 con il nome mediatico green-pass, rientra nella categoria dei certificati amministrativi di cui all'art. 1 lett. f) DPR 445/2000, definito come il documento rilasciato da una pubblica amministrazione avente funzione di ricognizione, riproduzione o partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche.

Il green pass è un certificato (digitale o cartaceo) rilasciato da una Pubblica Amministrazione per l'accertamento, attestazione e l'informazione a terzi dell'avvenuta vaccinazione da anti-SARS-CoV-2 o dell'avvenuta guarigione da COVID-19 o dell'effettuazione di test di screening con esito negativo al virus SARS-CoV-2 nelle 48 ore precedenti o, infine,dell'avvenuta guarigione dopo la somministrazione del vaccino, ma diciamolo subito che esso non è un certificato medico o sanitario, in quanto non rilasciato da medici o da sanitari i quali, invece, dopo aver formato il certificato medico vero e proprio (il referto di tampone negativo o di vaccinazione o di guarigione) trasmette i dati del referto alla pubblica amministrazione attraverso un'operazione materiale di inserimento nel sistema informatico "Tessera Sanitaria" che li raccoglie, li archivia e, sulla base della loro elaborazione, rilascia un certificato amministrativo (il green pass appunto).

L'art. 40 DPR 445/2000 stabilisce che le certificazioni amministrative "sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47

A questi due articoli corrispondono due tipologie di certificati sostitutivi, ossia:

- L'art. 46 D.P.R. 445/2000, rubricato "dichiarazione sostitutiva di certificazione" - anche detta autocertificazione - consente di autocertificare gli stati, le condizioni e le qualità tassativamente indicate nel lungo elenco della norma (es. nascita, residenza, iscrizioni ad albi, esistenza in vita, etc.).

- L'art. 47 D.P.R. 445/2000, invece rubricato "dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà", stabilisce che "fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell'articolo 46 sono comprovati dall'interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà", ossia mediante una dichiarazione sottoscritta dall'interessato e presentata personalmente insieme alla copia di un documento di identità, oppure trasmesse via fax, tramite un incaricato, oppure a mezzo posta.

Ed è esattamente questo lo strumento normativo da utilizzare per autocertificare il green pass, ossia lo stesso strumento utilizzato sino all'aprile 2021, quando la normativa pandemica pretendeva dal cittadino di autocertificare dei presupposti legali richiesti per "uscire di casa", a condizione che non ci fosse una condizione di salute sospetta, quale una temperatura corporea superiore a 37.5°, presenza di sintomi, di quarantena, isolamento o contatti con positivi, anch'essi debitamente autocertificati.

Che l'autocertificazione sia utilizzabile per sostituire il certificato amministrativo green pass lo dimostra non solo l'esistenza della legge che lo ammette, ma anche l'intero plesso della normativa pandemica del governo Conte-bis (che la richiedeva con dpcm e decreti legge che pubblicavano fac-simile sui siti istituzionali di alcuni ministeri), salvo poi cadere nell'oblio con l'avvento del green pass utilizzato dal governo Draghi, senza però che fosse esclusa espressamente per legge - come prevede l'art. 47 comma 3 DPR 47/2000 - la possibilità di sostituzione del certificato amministrativo con l'autocertificazione.

Anzi, al contrario, l'attuale esecutivo - dopo un rapido passaggio nel d.p.c.m. "capienze" dell'ottobre 2021 ove affermava che "a legislazione vigente" il green pass non sarebbe autocertificabile -, con l'art. 6 decreto-legge n. 5 del 4.2.2022 si è prevista l'espressa possibilità di autocertificare la condizione di negatività degli studenti in regime di autosorveglianza, facendo un tampone antigenico in autosomministrazione (cioè "a casa") e autocertificando l'esito, a dimostrazione che se l'autocertificazione viene utilizzata per la p.a. - nella specie la scuola - per l'esercizio del diritto, allo stesso modo deve essere utilizzato per esercitare ogni diritto subordinato all'accertamento tamponale (green pass base).

In conclusione, a legislazione vigente il certificato amministrativo green-pass, non essendo un certificato medico (non autocertificabile ai sensi dell'art. 49 DPR 445/2000) ed in assenza di espressi divieti normativi, può essere sostituito nei rapporti con la P.A. e con i gestori dei pubblici servizi attraverso la dichiarazione sostitutiva dell'atto notorio di cui all'art. 47 DPR 445/2000.



Fonte: Il green pass si può autocertificare https://www.studiocataldi.it/articoli/43980-il-green-pass-si-puo-autocertificare.asp#ixzz7MwYG6MjA
(www.StudioCataldi.it)









lunedì 6 dicembre 2021

IN QUALI CIRCOSTANZE PUO' ESSERE LICENZIATO UN DIPENDENTE DURANTE LA MALATTIA?

1) Qualora la malattia perduti oltre il periodo di comporto, ossia oltre il limite stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro vigente per la categoria di appartenenza.

Ma il licenziamento per superamento del periodo di comporto non può mai essere inflitto quando la malattia del dipendente dipende dalla mancata adozione delle misure di sicurezza sul lavoro da parte del datore. Il dipendente che si infortuna per causa dell’azienda ha diritto alla conservazione del posto di lavoro anche oltre il periodo di comporto, potendo pertanto stare a casa fino a guarigione completamente avvenuta.

2) Per  gravi violazioni del contratto di lavoro o della legge commesse prima della malattia

Ricordiamo che il licenziamento disciplinare può essere di due tipi:

  • per giusta causa: quando la condotta è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche per un solo giorno; si ha così il licenziamento in tronco, ossia senza preavviso;
  • per giustificato motivo soggettivo: quando la condotta, pur tradendo definitivamente la fiducia del datore, consente la prosecuzione temporanea del rapporto di lavoro per il periodo di preavviso indicato nel Ccnl. È facoltà del datore, così come del dipendente, rinunciare al preavviso e operare la risoluzione del contratto con effetto immediato, versando però all’altra parte l’indennità sostitutiva del preavviso

3) Per  gravi violazioni del contratto di lavoro o della legge commesse  anche durante l’assenza per malattia, 

 E difatti, anche quando malato, il lavoratore deve tenere un comportamento ligio e fedele. Non può ad esempio:

  • pregiudicare la guarigione compiendo attività che potrebbero aggravare o rallentare il decorso della malattia. Il dipendente deve collaborare per fare in modo di tornare sul lavoro il prima possibile;
  • fingersi malato, presentando un falso certificato medico;
  • rendersi irreperibile alle visite fiscali, ossia ai controlli del medico dell’Inps;
  • compiere, durante la malattia, un secondo lavoro in concorrenza con il proprio datore;
  • compiere, durante la malattia, attività pregiudizievoli per l’azienda come, ad esempio, la pubblicazione di post sui social rivolti contro il datore di lavoro.
4) Per giustificato motivo oggettivo ( per crisi o riorganizzazione)  fermo restando l’obbligo di repêchage previsto in via generale per ogni licenziamento economico. 
Ciò implica che il datore, prima di procedere alla risoluzione unilaterale del 
contratto di lavoro, deve verificare se il dipendente può essere adibito ad altre 
mansioni compatibili con la sua formazione e competenza.  


giovedì 4 novembre 2021

Agevolazioni e congedi per figli portatori di handicap grave

 

Genitori di figli con handicap, la cui gravità sia accertata ai sensi dell'art. 4 della Legge 104/1992.

I genitori lavoratori dipendenti (naturali, adottivi o affidatari) di figli disabili gravi, non ricoverati a tempo pieno (con alcune eccezioni), hanno diritto a particolari agevolazioni, da fruire "alternativamente" tra di loro, anche se uno dei due non ne ha diritto (perchè, ad esempio, non svolge attività lavorativa, è lavoratore autonomo, casalingo/a, ecc.).

I benefici sono diversi a seconda dell'età del figlio. Va tenuto peraltro conto che il D. Lgs. n. 80/2015, prevede l'estensione del "prolungamento del congedo parentale" dagli otto ai dodici anni del figlio o dodici anni dall'ingresso del minore in famiglia.
Pertanto: fino ai tre anni di età del bambino i genitori hanno diritto, in alternativa: al prolungamento del congedo parentale, a due ore di riposo giornaliero retribuito da rapportare alla durata dell'orario giornaliero di lavoro, oppure ai tre giorni di permesso mensile retribuiti; tra i tre e i dodici anni di età del figlio i genitori hanno diritto, in alternativa: ai tre giorni di permesso mensile retribuiti, ovvero al prolungamento del congedo parentale fino ai dodici anni del figlio; a partire dal compimento del dodicesimo anno di età del figlio i genitori hanno diritto esclusivamente ai tre giorni di permesso mensile.
La fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese.
Si precisa che il prolungamento del congedo parentale è previsto per ogni figlio disabile in situazione di gravità entro i primi 12 anni di vita o entro i dodici anni dall'ingresso del minore in famiglia, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo non superiore a tre anni (comprensivo anche di periodi di congedo ordinario), con diritto alla indennità economica pari al 30% della retribuzione.
Decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile  dal genitore richiedente, e durante questo periodo la madre lavoratrice o il padre lavoratore hanno diritto al 30% della retribuzione.
I tre giorni di permesso mensili retribuiti e coperti da contribuzione figurativa, possono essere goduti da parte dei genitori o dei parenti e degli affini del minore di tre anni fin dal giorno del riconoscimento della situazione di disabilità grave. Possono essere fruiti in maniera continuativa o frazionabili in ore.

Assistenza a figli disabili gravi: i diritti dei genitori
I genitori lavoratori dipendenti, anche adottivi o affidatari, con figli disabili gravi possono assentarsi dal lavoro grazie ad appositi permessi.
Figli disabili gravi fino a 3 anni: permessi giornalieri orari per i genitori I genitori di figli disabili gravi con meno di 3 anni possono utilizzare 2 ore di permessi giornalieri orari se lavorano per almeno 6 ore, oppure 1 ora se l’attività lavorativa è inferiore alle 6 ore.
I permessi giornalieri orari possono essere richiesti soltanto se il bambino non è ricoverato a tempo pieno in istituti specializzati.
Se entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti, i permessi giornalieri orari sono utilizzabili, in alternativa, dalla madre o dal pa­dre.
Al lavoratore spetta un’indennità pari al 100% della retribuzione.
I riposi sono coperti da  contributi figurativi fino a un certo importo e possono essere integrati con il riscatto o con i ver­samenti volontari.

Figli disabili gravi fino a 12 anni: prolungamento del congedo parentale
La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre di figlio disabile grave hanno diritto al prolungamento del congedo parenta­le, utilizzabile fino ai 12 anni del bambino se quest’ultimo non è ricoverato a tempo pieno in istituti specializzati, a meno che la presenza del genitore non sia richiesta dalla struttura sanitaria che lo ospita.
Il prolungamento del congedo parentale può iniziare dopo la fine del congedo parentale ordinario e essere utilizzato dai genitori, in maniera continuativa o frazionata, per un periodo massimo non superiore a 3 anni (compresi i periodi di congedo parentale ordinario).
Il prolungamento del congedo parentale può essere utilizzato in alternativa ai permessi orari per figli disabili gravi minori di 3 anni.
Per tutta la durata del congedo, il lavoratore ha dirit­to a una indennità giornaliera pari al 30% della retribuzione, a meno che il contratto collettivo non preveda un trattamento più favorevole.
Anche i periodi di congedo parentale prolungato sono coperti da contribuzione figurativa utile per il diritto e la misura della pensione.

Figli disabili gravi: i permessi mensili legge 104
La lavoratrice madre o, in al­ternativa, il lavoratore padre, anche adottivi o affidatari, di un disabile grave hanno diritto ai permessi mensili di 3 giorni, se il disabile non è ricoverato a tempo pieno in istituti specializzati.
I permessi mensili possono anche essere frazionati in permessi orari.
I permessi mensili a ore o a giornata intera sono sempre retribuiti e sono coperti da  contribuzione figurativa utile per la pensione.
Il permesso spetta al genitore lavoratore dipendente anche se l’altro non lavora o ha un rapporto di lavoro a domicilio o domestico.

Assistenza a familiari disabili: agevolazioni per i lavoratori per legge 104
Legge 104: richiesta di part time
In alcuni casi particolari, i lavoratori che fanno richiesta di part time per assistere familiari disabili hanno la priorità a trasformare il contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
Nello specifico, le situazioni che possono dare diritto alla trasformazione in base alla richiesta di part time sono:

  • coniuge, figli o genitori del lavoratore con patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative;

  • convivente disabile grave con totale e permanente inabilità lavorativa, che ha bisogno di assistenza continua perché non è in grado di compie­re gli atti quotidiani della vita;

  • figlio convivente portatore di handicap oppure di età non superiore ai 13 anni.

Legge 104: esonero dal lavoro notturno
Il lavoratore che ha a carico un disabile non è obbligato a prestare lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6). La richiesta di esonero dal lavoro notturno va presentata in forma scritta al datore di lavoro entro le 24 ore precedenti l’inizio previsto del turno di lavoro.

Legge 104: divieto di trasferimento
La legge 104 prevede che il lavoratore che assiste un familiare disabile grave debba dare il proprio con­senso per il trasferimento in altra sede, altrimenti il trasferimento è vietato.

Legge 104: scelta della sede di lavoro
Per il genitore di disabile grave e per chi assiste un parente disabile entro il 2° grado (o 3° gra­do in specifiche situazioni) la sede di lavoro può essere scelta in base alla vicinanza al domicilio della persona da assistere.
Il diritto viene accolto dall’azienda se possibile.

Smart working per i lavoratori che assistono familiari disabili
I lavoratori che hanno figli disabili gravi hanno la priorità nell’accoglimento della richiesta di smart working da parte del datore di lavoro.


Questo è il link dello Studio Legale dell' Avvocato Marco Valentinotti https://jovial-bonbon-c61395.netlify.app   Per salvare il sito s...