giovedì 1 dicembre 2022

La responsabilità penale della persona giuridica

 La tradizione penalistica ha sempre avuto particolare difficoltà nell'accettare la possibilità che societas delinquere potest; anche dopo l'irruzione del D.Lgs. 231/2001 tale difficoltà permaneva.

Da un lato c'era chi sottolineava il titolo stesso della nuova disciplina, "responsabilità amministrativa dipendente da reato", dall'altro chi si interrogava sulla natura della responsabilità penale personale, ai sensi e per gli effetti dell'art. 27 Cost.

In ogni caso il citato decreto legislativo ha esteso, a tutti gli effetti, l'applicabilità di alcuni principi penalistici anche agli enti: il principio di legalità, di tassatività e di irretroattività (art. 2 D.Lgs. 231/01). In particolare all'art. 3 si afferma che è applicabile il principio della successione di leggi nel tempo di cui agli artt. 2 co. II ss. c.p.

A tutti gli effetti oggi si tratta di responsabilità penale, con conseguente soggezione ai principi costituzionali dettati in materia penalistica.

I soggetti

Si ricordi inoltre che i soggetti ricompresi sono enti forniti di personalità giuridica, società e associazioni (anche prive di personalità giuridica), mentre sono esclusi lo Stato, enti pubblici territoriali, enti pubblici non economici e gli enti di rilievo costituzionale. Un cenno particolare in merito alle c.d. società capogruppo: le holding sono responsabili a livello penalistico qualora il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto che abbia un rapporto organizzativo-funzionale con l'ente (un soggetto che rivesta una posizione qualificata al suo interno); le holding possono pertanto rispondere ma è necessario che il soggetto che agisca per conto delle stesse concorra con il soggetto che commette il reato. Infine si richiede naturalmente che il reato presupposto sia stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente.

Ulteriore cenno in merito alle società a partecipazione mista, pubblica e privata: la natura pubblicistica di un ente è condizione necessaria ma non sufficiente ai fini dell'esonero dalla disciplina, dovendo altresì concorrere la condizione che l'ente medesimo non svolga attività economica.

I criteri di imputazione oggettivi

Come sopra accennato, è necessario che il soggetto agisca nell'interesse o a vantaggio dell'ente, rivestendo al suo interno una posizione qualificata, essendo pertanto necessario che talune fattispecie di reato siano commesse da:

  • soggetti in posizione apicale (rappresentanza, amministrazione, direzione anche di fatto, gestione, controllo dell'ente, sottoposti a direzione/vigilanza dei soggetti indicati);
  • sottoposti (scatta la responsabilità solo se la commissione del reato deriva dall'inosservanza degli obblighi dei soggetti con poteri di gestione).

Come sopra indicato, è altrettanto necessario che il reato sia commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente, secondo la proiezione finale della condotta nonché un risultato conseguito.

I criteri di imputazione soggettivi

Come elemento soggettivo si parla di colpevolezza, che nel nostro caso si traduce in un'omissione della prova liberatoria per l'ente, ovvero la mancata adozione di modelli di organizzazione nonché nell'omessa vigilanza sui comportamenti dei dipendenti.

Si tratta di una vera e propria presunzione relativa di responsabilità ovvero la possibilità per l'ente di provare, con effetti liberatori, di avere adottato tutte le precauzioni necessarie e idonee ad evitare l'evento dannoso, circoscrivendo in tal modo la responsabilità in capo alla persona fisica che ha agito.

In altre parole, in caso di commissione di illecito da parte di un soggetto con posizione qualificata, l'ente non risponde se dimostra:

  • di avere adottato, prima della commissione dell'illecito, l'attuazione e l'adozione efficace di modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati come quelli verificatesi;
  • il conferimento ad un organismo interno di compiti di vigilanza dei suddetti modelli, con poteri di iniziativa e controllo;
  • che il fatto è stato commesso da soggetti che fraudolentemente hanno eluso tali modelli;
  • che l'organismo interno non ha correttamente vigilato.

In caso di commissione di illecito da parte di un sottoposto, la responsabilità dell'ente si fonda interamente sull'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza, in relazione all'efficace attuazione di un modello di organizzazione idoneo come sopra indicato.

I modelli di organizzazione

Come già affermato, la responsabilità maggiore in questi ambiti ricade inevitabilmente sui soggetti che rivestono una posizione qualificata, detti anche soggetti apicali. Per estendere, traslare o trasferire tale responsabilità, questi soggetti possono valersi della c.d. delega di funzioni.

In primo luogo è necessario tenere ben presente il soggetto garante-originario dei beni tutelati dalla norma, il quale assume rilievo ai sensi dell'art. 40 co. II c.p. (non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo). Inoltre è necessario tenere conto non solo della qualifica, ma anche della concreta distribuzione delle funzione all'interno dell'ente, con la tendenza a mantenere ferma la responsabilità per omessa vigilanza in capo ai vertici dell'organizzazione per omessa vigilanza.

Tale importante assunto deriva anche dalle importanti pronunce sul caso Thyssen (Cass.Pen., S.U., 18.09.2014, n. 38343) in quanto la veste datoriale non può essere attribuita soltanto sulla base di un criterio formale, ma richiede di considerare l'organizzazione della struttura aziendale, individuando figure che gestiscono i poteri. I garanti hanno infatti una originaria sfera di responsabilità che non ha bisogno di deleghe per essere operante. La delega invece opera una traslazione di poteri e responsabilità che sono proprie del delegante medesimo. Quest'ultimo si libera di poteri e responsabilità ma residua in ogni caso un obbligo di alta vigilanza sul corretto svolgimento delle funzioni da parte del delegato.

La ripartizione accurata delle funzioni costituisce una modalità di efficace adempimento degli obblighi di garanzia. Ove si realizzi un evento lesivo riferibile alla posizione di garanzia originaria, il delegante che non abbia vigilato con diligenza sul delegato risponderà insieme a quest'ultimo del mancato impedimento dell'evento.

Si ricordi infine che la delega deve essere conferita e accettata con atto scritto, avente data certa; che il delegato deve possedere tutti i requisiti di professionalità e competenza, nonché esperienza per svolgere l'incarico; devono essere attribuiti tutti i poteri di organizzazione/gestione/controllo; deve essere concessa autonomia di spesa necessaria per svolgere le funzioni; il tutto tenendo conto delle dimensioni dell'azienda.

(da studiocataldi.it)

martedì 22 novembre 2022

Tabella Finanziaria 2023

 Nella tabella che segue vediamo  le misure approvate, (in attesa di ulteriori dettagli con la diffusione del testo)

MISUREipotesi destinataricosto/ risparmio  previsto
TAGLIO AL CUNEO FISCALE CONTRIBUTIVOtaglio tasse e contributi  al lavoro dipendente al 3%  per i redditi fino a 20 mila euro  
al 2% per i redditi fino a 35 mila, come oggi
Tutto i risparmio va nelle buste paga dei lavoratori resta al 2% per i redditi fino a 35mila euro annui). L'incremento  riguarda quindi solo i redditi fino a 20mila euro4,5 miliardi di euro 
RINNOVO BONUS SOCIALE BOLLETTErinnovo per il 1 trimestre  il 2023con ISEE fino a 15 mila euro invece che 12mila
TAGLIO ONERI  BOLLETTE proroga per il primo trimestre 2023 del taglio IVA su GAS e oneri
ridotto lo sconto sulle accise 
per tutti
RIDUZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA
  •  durata ridotta a 8 mesi di beneficio nel 2023
  • abolizione dal 2024

per i soggetti che sono in grado di lavorarerisparmio per circa 1500 milioni di euro 
TAGLIO IVA PRODOTTI DI PRIMA NECESSITA' riduzione IVA   su pannolini e assorbenti al 5% (era stato portato al 10 dal Governo Draghi)per tutti
AUMENTO IMPORTI ASSEGNO UNICO

 nel 2023  sarà maggiorato 

del 50% per il primo anno, e 

di un ulteriore 50% 


per le famiglie numeroseper le famiglie con 3 o piu figli  
BONUS TV E DECODERSi rinnova per il 2023 il bonus per rottamare vecchie tv e acquisto di decoder per famiglie con ISEE fino a 20mila euro
CONDONO FISCALEAnnullamento delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro dal 2015 .
Per quelle piu alte  emesse dal 2020 sanzione solo del 5%
per tutti
PENSIONI 
  • proroga per Opzione donna con modifiche
  • aumento pensioni minime a 570 euro
  • nuova Quota 103 (41 anni di contributi +62 di età)
  • proroga APE sociale




lunedì 5 settembre 2022

Distacco del contatore per mancato pagamento delle bollette di luce e gas: condizioni

 

Prima che avvenga il distacco del contatore per mancato pagamento delle bollette di luce e gas, il venditore deve, prima di tutto, mettere in mora l’utente. Per farlo, deve inviare una raccomandata o una Pec indicando almeno queste informazioni:

  • Il termine ultimo per il pagamento e la data presa a riferimento per calcolare questo termine;
  • l’ulteriore termine decorso il quale, se il debito non risulta pagato, verrà chiesto al distributore di sospendere la fornitura;
  • le modalità con cui l’utente deve comunicare l’avvenuto pagamento;
  • l’eventualità che, se le condizioni tecniche del contatore dell’energia elettrica lo consentono, prima della sospensione della fornitura la potenza verrà ridotta a un livello pari al 15% della potenza disponibile;
  • i casi in cui il cliente ha diritto a un indennizzo automatico se la fornitura viene sospesa senza il rispetto dei termini indicati;
  • se la costituzione in mora riguarda importi non pagati per consumi che risalgono a più di due anni, l’invito ad eccepire la prescrizione per questi importi e le modalità per farlo.

Se il debito non viene saldato entro il termine indicato nella comunicazione di messa in mora, il venditore chiederà al distributore il distacco del contatore non prima che siano trascorsi:

  • 3 giorni lavorativi dal termine ultimo per il pagamento;
  • 40 giorni solari dalla data in cui il cliente ha ricevuto la notifica della messa in mora.

Per quanto riguarda la fornitura dell’energia elettrica, se le condizioni tecniche del misuratore lo consentono, il termine di 40 giorni comprende un periodo di 15 giorni (dal 26esimo al 40esimo giorno) in cui la potenza viene ridotta al 15% di quella

Distacco del contatore: cosa fare in caso di mancato preavviso?

Come detto, l’Autorità che gestisce l’energia elettrica e il gas vieta di procedere al distacco del contatore senza preavviso. Se ciò dovesse succedere, bisogna innanzitutto pagare la bolletta per non restare, comunque, dalla parte del torto. Successivamente, l’utente avrà il diritto di ricevere un indennizzo automatico (di solito, nella bolletta successiva) nel caso in cui si sia verificato:

  • il mancato invio della costituzione in mora;
  • il mancato rispetto del termine ultimo di pagamento indicato nella raccomandata;
  • il mancato rispetto del termine massimo di 10 giorni tra la data di emissione della comunicazione e la data di effettivo invio.

Inoltre, se l’utente non ha ricevuto il sollecito di pagamento, dopo aver pagato la bolletta o chiesto la rateizzazione può chiedere anche il risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale che il distacco ha provocato

(Da  laleggepertutti.it)

mercoledì 1 giugno 2022

Pensione indiretta : quando il decesso colpisce un lavoratore non pensionato.

In caso di morte di un pensionato viene erogata ai familiari di quest'ultimo (e su loro richiesta) una prestazione economica detta pensione di reversibilità (che invece prende il nome di pensione indiretta quando il decesso colpisce un lavoratore non pensionato). L'importo della pensione di reversibilità viene stabilito in una percentuale della pensione a suo tempo goduta dal defunto.

Quando spetta la pensione indiretta?

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui il defunto, lavoratore assicurato presso l’Inps, avesse perfezionato:

  • almeno 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva;

  • in alternativa, 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva, di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

A chi spetta la pensione indiretta?

La pensione ai superstiti indiretta spetta:

  • al coniuge o alla parte dell’unione civile;

  • ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili al lavoro) e agli equiparati:

  • ai genitori over 65, che hanno diritto alla pensione solo se il coniuge o i figli mancano, o non rientrano tra gli aventi diritto, e che devono inoltre risultare a carico del dante causa deceduto; non devono poi essere titolari di pensione diretta o ai superstiti; chi è titolare di pensione in quanto superstite dell’altro coniuge non ha diritto alla pensione per il decesso del figlio;

  • ai fratelli celibi e sorelle nubili, che devono risultare viventi a carico ed inabili al lavoro al momento del decesso del pensionato; fratelli e sorelle hanno diritto alla pensione solo se mancano o non hanno diritto alla reversibilità (o alla pensione indiretta) il coniuge, i figli e i genitori.


La pensione indiretta spetta ai separati e ai divorziati?

Se il coniuge superstite si era separato dal dante causa, il diritto alla pensione sussiste a prescindere dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento o alimentare in capo al defunto

In caso di divorzio, per il diritto al trattamento a favore dell’ex coniuge superstite, l’inizio del rapporto assicurativo del lavoratore o del pensionato deve risultare in data anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Il coniuge divorziato superstite deve inoltre essere titolare dell’assegno divorzile in forza di una sentenza dal tribunale e non deve essersi risposato; nel caso in cui il dante causa avesse contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal tribunale

I figli studenti che lavorano hanno diritto alla pensione indiretta?

I figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono un’attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito. Si considera tale un reddito annuo non superiore ad un importo pari al trattamento minimo annuo di pensione previsto dal Fondo Pensioni lavoratori dipendenti maggiorato del 30% (ossia 680,97 euro mensili per il 2022), da proporzionare al periodo di svolgimento dell’attività lavorativa.

Come si chiede la pensione indiretta?

La pensione indiretta può essere richiesta tramite patronato, oppure accedendo al sito dell’Inps con Spid, Cie o Cns, seguendo il percorso: “Prestazioni e Servizi / Domanda di Prestazioni pensionistiche: Pensione, Ricostituzione, Ratei maturati e non riscossi, Certificazione del diritto a pensi



Dopo aver compilato la prima pagina con i propri dati e quelli del coniuge, bisogna selezionare, con apposito menù a tendina:

  • gruppo: superstiti;

  • prodotto: pensione indiretta;

  • tipo: ordinario (oppure, in casi particolari, supplementare- se sussiste già una pensione principale, oppure privilegiato, o “di privilegio gestione pubblica”).




martedì 8 marzo 2022

Il green pass si può autocertificare

 Il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000) stabilisce che tutti i cittadini che entrano in contatto con le pubbliche amministrazioni e con gli esercenti di pubblici servizi (poste, banche, trasporti, etc.) possono sostituire i certificati amministrativi formali concernenti stati, qualità personali e fatti, con dichiarazioni sostitutive dei certificati medesimi, che hanno la stessa validità temporale dell'atto che vanno a sostituire.


Il certificato verde covid-19, ribattezzato dalla Legge 11/22 con il nome mediatico green-pass, rientra nella categoria dei certificati amministrativi di cui all'art. 1 lett. f) DPR 445/2000, definito come il documento rilasciato da una pubblica amministrazione avente funzione di ricognizione, riproduzione o partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche.

Il green pass è un certificato (digitale o cartaceo) rilasciato da una Pubblica Amministrazione per l'accertamento, attestazione e l'informazione a terzi dell'avvenuta vaccinazione da anti-SARS-CoV-2 o dell'avvenuta guarigione da COVID-19 o dell'effettuazione di test di screening con esito negativo al virus SARS-CoV-2 nelle 48 ore precedenti o, infine,dell'avvenuta guarigione dopo la somministrazione del vaccino, ma diciamolo subito che esso non è un certificato medico o sanitario, in quanto non rilasciato da medici o da sanitari i quali, invece, dopo aver formato il certificato medico vero e proprio (il referto di tampone negativo o di vaccinazione o di guarigione) trasmette i dati del referto alla pubblica amministrazione attraverso un'operazione materiale di inserimento nel sistema informatico "Tessera Sanitaria" che li raccoglie, li archivia e, sulla base della loro elaborazione, rilascia un certificato amministrativo (il green pass appunto).

L'art. 40 DPR 445/2000 stabilisce che le certificazioni amministrative "sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47

A questi due articoli corrispondono due tipologie di certificati sostitutivi, ossia:

- L'art. 46 D.P.R. 445/2000, rubricato "dichiarazione sostitutiva di certificazione" - anche detta autocertificazione - consente di autocertificare gli stati, le condizioni e le qualità tassativamente indicate nel lungo elenco della norma (es. nascita, residenza, iscrizioni ad albi, esistenza in vita, etc.).

- L'art. 47 D.P.R. 445/2000, invece rubricato "dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà", stabilisce che "fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell'articolo 46 sono comprovati dall'interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà", ossia mediante una dichiarazione sottoscritta dall'interessato e presentata personalmente insieme alla copia di un documento di identità, oppure trasmesse via fax, tramite un incaricato, oppure a mezzo posta.

Ed è esattamente questo lo strumento normativo da utilizzare per autocertificare il green pass, ossia lo stesso strumento utilizzato sino all'aprile 2021, quando la normativa pandemica pretendeva dal cittadino di autocertificare dei presupposti legali richiesti per "uscire di casa", a condizione che non ci fosse una condizione di salute sospetta, quale una temperatura corporea superiore a 37.5°, presenza di sintomi, di quarantena, isolamento o contatti con positivi, anch'essi debitamente autocertificati.

Che l'autocertificazione sia utilizzabile per sostituire il certificato amministrativo green pass lo dimostra non solo l'esistenza della legge che lo ammette, ma anche l'intero plesso della normativa pandemica del governo Conte-bis (che la richiedeva con dpcm e decreti legge che pubblicavano fac-simile sui siti istituzionali di alcuni ministeri), salvo poi cadere nell'oblio con l'avvento del green pass utilizzato dal governo Draghi, senza però che fosse esclusa espressamente per legge - come prevede l'art. 47 comma 3 DPR 47/2000 - la possibilità di sostituzione del certificato amministrativo con l'autocertificazione.

Anzi, al contrario, l'attuale esecutivo - dopo un rapido passaggio nel d.p.c.m. "capienze" dell'ottobre 2021 ove affermava che "a legislazione vigente" il green pass non sarebbe autocertificabile -, con l'art. 6 decreto-legge n. 5 del 4.2.2022 si è prevista l'espressa possibilità di autocertificare la condizione di negatività degli studenti in regime di autosorveglianza, facendo un tampone antigenico in autosomministrazione (cioè "a casa") e autocertificando l'esito, a dimostrazione che se l'autocertificazione viene utilizzata per la p.a. - nella specie la scuola - per l'esercizio del diritto, allo stesso modo deve essere utilizzato per esercitare ogni diritto subordinato all'accertamento tamponale (green pass base).

In conclusione, a legislazione vigente il certificato amministrativo green-pass, non essendo un certificato medico (non autocertificabile ai sensi dell'art. 49 DPR 445/2000) ed in assenza di espressi divieti normativi, può essere sostituito nei rapporti con la P.A. e con i gestori dei pubblici servizi attraverso la dichiarazione sostitutiva dell'atto notorio di cui all'art. 47 DPR 445/2000.



Fonte: Il green pass si può autocertificare https://www.studiocataldi.it/articoli/43980-il-green-pass-si-puo-autocertificare.asp#ixzz7MwYG6MjA
(www.StudioCataldi.it)









lunedì 6 dicembre 2021

IN QUALI CIRCOSTANZE PUO' ESSERE LICENZIATO UN DIPENDENTE DURANTE LA MALATTIA?

1) Qualora la malattia perduti oltre il periodo di comporto, ossia oltre il limite stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro vigente per la categoria di appartenenza.

Ma il licenziamento per superamento del periodo di comporto non può mai essere inflitto quando la malattia del dipendente dipende dalla mancata adozione delle misure di sicurezza sul lavoro da parte del datore. Il dipendente che si infortuna per causa dell’azienda ha diritto alla conservazione del posto di lavoro anche oltre il periodo di comporto, potendo pertanto stare a casa fino a guarigione completamente avvenuta.

2) Per  gravi violazioni del contratto di lavoro o della legge commesse prima della malattia

Ricordiamo che il licenziamento disciplinare può essere di due tipi:

  • per giusta causa: quando la condotta è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche per un solo giorno; si ha così il licenziamento in tronco, ossia senza preavviso;
  • per giustificato motivo soggettivo: quando la condotta, pur tradendo definitivamente la fiducia del datore, consente la prosecuzione temporanea del rapporto di lavoro per il periodo di preavviso indicato nel Ccnl. È facoltà del datore, così come del dipendente, rinunciare al preavviso e operare la risoluzione del contratto con effetto immediato, versando però all’altra parte l’indennità sostitutiva del preavviso

3) Per  gravi violazioni del contratto di lavoro o della legge commesse  anche durante l’assenza per malattia, 

 E difatti, anche quando malato, il lavoratore deve tenere un comportamento ligio e fedele. Non può ad esempio:

  • pregiudicare la guarigione compiendo attività che potrebbero aggravare o rallentare il decorso della malattia. Il dipendente deve collaborare per fare in modo di tornare sul lavoro il prima possibile;
  • fingersi malato, presentando un falso certificato medico;
  • rendersi irreperibile alle visite fiscali, ossia ai controlli del medico dell’Inps;
  • compiere, durante la malattia, un secondo lavoro in concorrenza con il proprio datore;
  • compiere, durante la malattia, attività pregiudizievoli per l’azienda come, ad esempio, la pubblicazione di post sui social rivolti contro il datore di lavoro.
4) Per giustificato motivo oggettivo ( per crisi o riorganizzazione)  fermo restando l’obbligo di repêchage previsto in via generale per ogni licenziamento economico. 
Ciò implica che il datore, prima di procedere alla risoluzione unilaterale del 
contratto di lavoro, deve verificare se il dipendente può essere adibito ad altre 
mansioni compatibili con la sua formazione e competenza.  


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