Le
principali ragioni del NO.
Le
principali ragioni del NO, esposte dal Prof. Alessandro Pace,
riguardano:
1) Il
procedimento legislativo che è stato utilizzato.
La
legge di revisione che riforma la Costituzione è criticabile, perché
è di iniziativa governativa e non parlamentare. Il procedimento di
revisione costituzionale è stato quindi “appiattito”, come per
una modificazione di una legge ordinaria.
2) Il
quesito sul referendum.
Il
quesito è disomogeneo,
perché questa riforma ha molteplici contenuti. Sarebbero stati
quindi necessari non uno, ma “tre” quesiti. Il primo sul Governo
ed il suo “pericoloso rafforzamento”; il secondo sul Senato, dove
i Senatori non sono eletti dai cittadini, e sono quindi privi di
legittimazione democratica; il terzo, infine, sulla
“centralizzazione” delle funzioni statali e sulla riduzione dei
poteri delle Regioni, nonché sull’abolizione del Consiglio
nazionale dell’Economica e del lavoro.
Oltre a ciò, la legge
elettorale (Italicum)
è strettamente legata alla riforma, costituisce il “perno” della
riforma costituzionale, ha gli stessi difetti della legge elettorale
già dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, e
consente di “verticalizzare pericolosamente” il potere.
3) La
violazione del principio della sovranità popolare e
dell’eguaglianza.
Questa
riforma viola il principio della sovranità popolare ed anche quello
dell’eguaglianza. Viola il principio della sovranità, perché il
Senato non è eletto direttamente dal popolo. Viola il principio di
eguaglianza, perché i 100 Senatori, rispetto ai 630 Deputati, sono
di scarsa importanza.
Il nuovo Senato continua a rappresentare lo
Stato e non rappresenta le Regioni ed i Comuni. Oltre a ciò, i
Senatori eletti avranno questa duplice funzione di Senatore e di
Consigliere regionale (o di Sindaco), e non potranno svolgere bene
entrambe queste funzioni.
4) I
rapporti Stato - Regioni.
La
riforma diminuisce i poteri legislativi delle Regioni, ed è
censurabile il metodo di attribuire allo Stato la competenza
legislativa delle “Disposizioni
generali e comuni”.
È anche criticabile la clausola (chiamata polemicamente dagli
avversari della riforma): “clausola
vampiro”,
che consente allo Stato di intervenire per la tutela dell’unità
giuridica od economica della Repubblica o per la tutela
dell’interesse nazionale.
5) La
forma di Governo.
La
riforma tende verso un pericoloso “premierato
assoluto”,
anche per l’attuale cumulo, nella stessa Persona, delle cariche di
Presidente del Consiglio e di Segretario del partito di maggioranza.
6) Maggiore
complessità del procedimento legislativo.
La
riforma, dati i rapporti tra Camera e Senato, renderà il
procedimento legislativo più complesso. Sono infatti previsti 8 tipi
diversi di approvazione delle leggi ordinarie, e per quanto riguarda
il referendum abrogativo, è criticabile l’innalzamento da 500.000
a 800.000 firme per la proposta.
7) La
minoranza parlamentare.
Queste
minoranze non sarebbero convenientemente tutelate.
Le
principali ragioni del SI.
Le
principali ragioni del SI, esposte dal Prof. Beniamino Caravita,
riguardano:
1) Il
rispetto del procedimento di revisione costituzionale.
L’iniziativa
legislativa governativa è legittima, costituzionalmente corretta, si
innesta sul procedimento legislativo ordinario ed è legittimata dal
voto di fiducia che il Parlamento ha dato a questo
Governo.
L’illegittimità costituzionale della precedente legge
elettorale (sentenza della Corte costituzionale 1/2014) non mette in
discussione né l’attività del Parlamento né la stessa riforma,
che ha avuto un’ampia discussione parlamentare (in due anni vi sono
state quasi 6.000 votazioni). Questa riforma rispetta quindi il testo
della Costituzione del 1948 e non contiene disposizioni
incostituzionali.
La tesi che questo referendum è censurabile
perché manca della necessaria “omogeneità”
non è convincente, e lascia in sospeso l’interrogativo: chi, ed
in base a quale parametro può
stabilire che un quesito referendario è “omogeneo”?
2) Il
superamento del bicameralismo paritario (o perfetto).
Questa
forma di bicameralismo è stata generalmente considerata inutile, e
con il suo superamento il rapporto fiduciario tra Governo e
Parlamento è semplificato. Tale rapporto resterà in capo alla sola
Camera dei deputati, e si tratta di un superamento equilibrato,
perché permette al Senato di richiamare tutte le leggi, impedendo
eventuali colpi di mano della maggioranza.
È pur vero che il
nuovo articolo 70 è complicato, ma esso è simile a quanto previsto
in altri ordinamenti (Germania e Unione Europea), ed i regolamenti
delle due Camere potranno intervenire ed effettuare le opportune
correzioni, dato che il nuovo Senato rappresenta le Istituzioni
territoriali, tramite i Consiglieri ed i Sindaci eletti.
3) La
razionalizzazione della materia di competenza legislativa
regionale.
La
razionalizzazione (o la “limatura”) delle materie di competenza
regionale era ed è necessaria, perché le Regioni hanno “malamente
utilizzato i poteri legislativi ad esse attribuite”.
Le “disposizioni
generali e comuni”
non sono i princìpi fondamentali, e consentono l’intervento della
potestà legislativa statale. La potestà legislativa concorrente vi
è ancora, ma lo Stato può intervenire, e vi è la “clausola
di supremazia”
in favore dello Stato, che è anch’essa necessaria per l’equilibrio
tra Stato e Regioni.
4) Le
Regioni a statuto speciale.
Anche
questa parte merita una revisione, ma essa è spostata nel tempo,
tramite la revisione degli statuti speciali, prevista nell’art. 39,
comma 13 della legge costituzionale sottoposta a referendum.
5) Il
Governo e l’iniziativa legislativa.
È
stata stabilita un’opportuna corsia preferenziale per le iniziative
legislative governative, e sono stati posti limiti alla decretazione
d’urgenza. Il Governo rimane un governo parlamentare, ed il
circuito Parlamento - Presidente della Repubblica - Governo non è
modificato.
6) Il
referendum abrogativo.
La
riforma (con l’aumento del numero delle firme a 800.000) non
penalizza il referendum.
7) L’abolizione
del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL).
Si
tratta di un’abolizione necessaria, dato che quest’organo era
completamente inutile.
8) La
tenuta del sistema costituzionale italiano.
La
riforma, anche per il rapporto con la legge elettorale, consente e
rafforza la tenuta del sistema costituzionale italiano. I sistemi
elettorali sono solo “strumenti tecnici”, e la legge elettorale -
che viene così spesso evocata dagli avversari delle riforme - sarà
valutata dalla Corte costituzionale.